Fu di pelle il primo vestito dell’uomo.

Dai tempi più antichi sino ai nostri giorni l’uomo ha coltivato le grandi virtù di alcune sostanze capaci di trasformare la pelle degli animali e renderla adatta alle sue esigenze. Dall’incontro tra ingegno dell’uomo e proprietà naturali del tannino sono nate tecniche e procedimenti che hanno elevato la lavorazione della pelle a vera e propria Arte.

La concia è andata evolvendosi fino a che la Vallonea e le altre quercie, così come le braccia e le mani degli artigiani, sono state progressivamente sostituite da macchine e sostanze chimiche.
Le scoperte archeologiche della ex conceria Lamarque testimoniano l'attività di uomini che, a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, lavoravano nell'arte della concia in fossa o al vegetale, un'industria fortemente rappresentativa dell'epoca dal punto di vista sociale, scientifico ed economico.

La concia, difficilmente comprensibile con una formula chimica o con una ricetta da manuale, dipende da un patrimonio di esperienze personali che quasi mai converge in testimonianze scritte.

Qui, nel corso dei secoli, la pietra ha preservato cisterne, vasche, canali, reperti, pavimenti e volte, segni della vita e del lavoro dell’Uomo che la luce ha inaspettatamente riportato al presente.